Bere del buon vino ad Ibiza è possibile!

Ibiza

Avete presente quei titoloni di giornale che preannunciano a chiare lettere una certa notizia, e poi in realtà quando andate a leggere l’articolo trovate tutta “fuffa”, e praticamente nulla di quello che era stato preannunciato nel titolo? Beh, questo è uno di questi, e vi toglierò subito ogni curiosità.

Bere del buon vino ad Ibiza è possibile? Certamente, basta portarselo da casa!

Ebbene sì, almeno secondo quello che mi è stato possibile accertare di persona in nove giorni di soggiorno sulla Isla. Qualche notizia, per mero dovere di cronaca, debbo comunque darvela. Dalle scarse informazioni che sono riuscito ad acquisire, sull’isola dovrebbero esserci cinque cantine (bodegas). In realtà, solamente di tre, Sa Cova, Can Maymò e Can Rich, sono riuscito a trovare notizie certe, e solamente della più nota, Can Rich, sono riuscito anche a degustarne i vini. Le principali varietà coltivate sull’isola fra quelle a bacca bianca sono: il macabeo, la parellada, la malvasia, il moscatel e lo chardonnay. Fra quelle a bacca rossa invece, spiccano il monastrell ed il tempranillo, seguiti dai vitigni internazionali, quali syrah, merlot e cabernet sauvignon. Fra i vini che ho potuto degustare, che come detto in precedenza appartengono tutti alla bodega Can Rich, posso segnalarvi il Blanco Can Rich, classificato come vino “ecologico”, ottenuto da un uvaggio di chardonnay e malvasia, ed il Tinto Seleccion Can Rich, da uve Cabernet Sauvignon, Merlot e Tempranillo.

Tinto Seleccion

Assolutamente bevibili intendiamoci, tuttavia niente per cui valga la pena vivere… Il mio approfondimento sui vini locali si è fermato qui, e ho presto optato per approfondire quanto proposto invece dai vari ristoranti e winebar presenti sull’Isola. Stendiamo un velo pietoso. L’Italia vinicola è rappresentata da alcuni prosecchi Doc, di aree decisamente non vocate per questo vitigno; nessuna traccia di prosecchi provenienti dalla zona di Conegliano Valdobbiadene. Seguono poi i vari Montepulciano d’Abruzzo, immancabili, alcuni nero d’Avola e un paio di Soave.

Blanco Can Rich

Tutti in ogni caso di qualità molto, ma molto bassa. Dei vini toscani, piemontesi o friulani, purtroppo nessuna traccia. Al di fuori della produzione italica, nelle varie carte dei vini erano ovviamente presenti numerosi vini spagnoli, Rioja e Ribera del Duero principalmente, oltre ad alcuni vini di Nuova Zelanda, Cile e California. Qualche francese di qualità sembrava brutto prenderlo… Quanto alle bollicine, alcuni champagne dozzinali delle grandi maison e Cava a volontà. Apro parentesi: quando trovo un Cava degno di nota ve lo segnalerò. Attualmente non mi è ancora capitato, ma sono aperto al dialogo… Detto questo, l’unico modo per sopravvivere nove giorni sulla Isla, ed evitare di bere solamente cerveza e mojito, era quello di portarsi i vini direttamente dall’Italia, opportunamente sistemati all’interno del bagaglio. E così è stato.

Bottiglia n. 1: Premier Rendez-Vous 2013 – Lise & Bertrand Jousset

E’ una nostra vecchia conoscenza, ne abbiamo già parlato approfonditamente in un precedente articolo.

Jousset

Chenin Blanc in purezza, biologico, proveniente dalla Valle della Loira, con un’acidità affilata e tagliente, accompagnata da note fruttate e floreali. Giovanissimo, un infanticidio. Prezzo: 20,00 Euro circa.

Bottiglia n. 2: Molitor Riesling Qualitatswein Trocken 1995

Valle della Mosella, uno dei migliori posti al mondo per la produzione del Riesling. Venti anni alle spalle senza nessun cedimento.

Molitor

Acidità ancora in grande spolvero, profumi fruttati di frutti tropicali accompagnati da una nota minerale gessosa. Il vino evolve velocemente nel bicchiere, offrendo varie espressioni di sé nel corso della serata, ma mantenendo costante la sua piacevolezza. Chapeau! Prezzo: inferiore ai 20,00 Euro.

Bottiglia n. 3: Cuvee Bristologie 2013 – Jean Pierre Robinot (Les Vignes de L’Ange Vin)

Di nuovo chenin blanc (da pronunciarsi rigorosamente “Scenan” e non Scenen e Scenin, come ci ha insegnato Bertrand Jousset nel corso di una discussione a Cerea, in occasione di ViniVeri),  proveniente da vigne di soli 10-20 anni. Dico questo perché per Monsieur Robinot queste vigne sono ancora delle bambine.

Robinot

Basti pensare che la sua Cuvee Juliette, anch’esso chenin blanc, proviene da vigne di oltre 100 anni. Un vino naturale al 100%: nessun utilizzo di diserbanti, trattamenti in vigna effettuati con infusi di piante come l’ortica, il salice e la felce, una minima aggiunta di rame, nessuna filtrazione, nessuna chiarifica e nessuna solforosa aggiunta. Affascinante al naso, ma ancor di più stupisce al palato. Freschissimo, tagliente e con un persistenza quasi interminabile. Un vino che non può lasciare certo indifferenti e che può certamente evolvere nel tempo e smussare parte delle sue esuberanti durezze. Prezzo: 30,00 Euro circa.

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