Oggi Bevo… La Cuvée du Chat 2013 Jean-Claude Chanudet

La Cuvée du Chat

Fonti “autorevoli” dell’universo social, quali il rapper italiano Fedez ed uno degli autori di questo blog (!), sostengono da tempo che le foto dei gattini postate sui social network riscuoterebbero più interesse di qualsiasi altra immagine. Personalmente non ho mai approfondito più di tanto l’argomento e forse inconsapevolmente non ci ho nemmeno mai creduto, fatto sta che proprio ieri sera, durante una piacevole serata al ristorante con amici, sono caduto anch’io vittima delle fusa di un gattino.

Solitamente non scelgo mai una bottiglia per via della grafica dell’etichetta, per quanto bella ed intrigante possa essere, bensì effettuo le mie scelte sulla base del vitigno, oppure della zona di provenienza, o infine del produttore. Optimized-IMG_1655Ma il gattino era in agguato e, facendo capolino dall’interno di una botte, in qualche modo deve avere coartato il mio inconscio e quasi in stato di ipnosi mi ha attratto a tal punto da farmi alzare dal tavolo, prendere la bottiglia dallo scaffale e chiedere al titolare di aprirmela. In etichetta veniva riportato solamente: Vinifié par Jean-Claude Chanudet e, forse per mia personale ignoranza, non mi suggeriva alcunché di conosciuto. Nessuna zona di appartenenza indicata e l’unico indizio che era possibile cogliere è che si trattasse ovviamente di un vino francese. La Cuvée du Chat. Provo a leggere la retroetichetta e l’unica conferma che riesco ad ottenere, è proprio il fatto che effettivamente si tratti di un vino Francese. L’indicazione “Vin de France” è infatti la denominazione più bassa fra quelle in uso in Francia e dal 2010 ha sostituito la precedente denominazione “Vin de table”. A questa categoria appartengono sostanzialmente i vini più semplici prodotti in Francia.

A questo punto si aprono due alternative: la prima, effettuare una ricerca al volo nella rete per reperire alcune informazioni sulla bottiglia; la seconda, degustare il vino scelto senza alcun condizionamento, rimandando ad un momento successivo l’approfondimento sulla provenienza di questa bottiglia. Optiamo per la seconda e procediamo quindi in questa anomala degustazione alla cieca.

Il vino nel bicchiere si mostra limpido, rosso rubino e con una pregevole luminosità. Roteando il vino nel calice, il liquido si avvolge allo stesso con una discreta consistenza, formando archetti piuttosto distanziati e lacrime abbastanza veloci. Al naso offre profumi semplici e freschi, principalmente di frutta, direi un’amarena senza ombra di dubbio. Poi si avvertono le note floreali, fresche anche queste, ma più sussurrate rispetto alla frutta, forse il ciclamino. Chiude con una leggera nota speziata, quasi di cacao. Al palato è indubbiamente secco e con morbidezze non molto accentuate, probabilmente a confermarne la sua gioventù ed il suo carattere quasi giocoso. Difatti è fresco, delicatamente tannico e con una decisa nota sapida. Forse non un vino equilibrato, non è nelle sue caratteristiche probabilmente, ma è un vino estremamente piacevole, godibile in tutta spensieratezza. I suoi punti di forza sono la sua agilità, la sua croccantezza, la sua piacevolezza e, cosa importantissima, la sua impressionante bevibilità. Questo è ciò che ci ha comunicato il vino, ora ci resta la curiosità di scoprire cosa abbiamo bevuto.

Proviamo a “gugolare” in cerca di informazioni più precise. Dal sito ufficiale Triple “A” (Agricoltori Artigiani Artisti), apprendiamo prima di tutto che si tratta di un gamay nero a polpa bianca.Jean-Claude Chanudet Il gamay è un vitigno di origine francese, in particolare si pensa sia originario della Borgogna, dove si trova la località da cui prende il nome. In Francia sono diffuse molte varietà riconducibili al Gamay, alcune a polpa rossa (“teinturiers“) da cui si ottengono vini di colorazione molto intensa, ed alcune a polpa bianca (Gamay à jus blanc), i cui vini risultano di una colorazione più scarica e che danno origine al famoso Beaujolais Nouveau. Quest’ultimo, sostanzialmente non è altro che il vino novello francese, ottenuto con il noto procedimento della macerazione carbonica, al fine di esaltarne i profumi fruttati e vinosi ed ottenere quindi un prodotto caratterizzato dalla piacevolezza e dalla prontezza di beva. Dalle scarse informazioni reperite si apprende altresì che il vino è stato sottoposto ad un breve affinamento in botti di rovere usate, il che spiega la lieve speziatura di cacao che avevamo avvertito all’esame olfattivo. La Cuvée du Chat è il risultato di una partnership fra il Domaine Marcel Lapierre, il quale si è occupato della vinificazione, e Jean-Claude Chanudet che è l’effettivo produttore delle uve.

A parte queste informazioni generali, resta il fatto che il vino è stato assolutamente godibile, ci ha regalato emozioni ed ha accompagnato in modo adeguato, semplice e spensierato la nostra serata. Proprio un vino “glou glou”, come lo definisce il sito Triple A, da abbinare preferibilmente a salumi oppure, perché no, ad una pizza.

Quindi… attenzione ai gattini, sono sempre in agguato!

2 Risposte a “Oggi Bevo… La Cuvée du Chat 2013 Jean-Claude Chanudet”

  1. Bellissimo articolo!
    Miao!

  2. Un bell articolo complimenti.

Lascia un commento