Harmonia Mundi: Il Vino di Venezia

Harmonia Mundi Teroldego

Il legame fra vino e religione, seppure in modi e con significati diversi, è un elemento ricorrente in tutte le religioni monoteiste. Nella religione ebraica ad esempio, il vino è considerato un elemento santificatore e portatore di gioia. In quella cristiana invece, il vino è indissolubilmente legato al sangue di Cristo ed utilizzato al momento dell’eucaristia. Negli ordinamenti monastici questo legame sembra essere addirittura più forte. Harmonia MundiTutti ricordiamo senz’altro il più famoso “vignaiolo con il saio”, Dom Pierre Pérignon, monaco francese appartenente all’ordine dei benedettini, al quale la leggenda attribuisce il merito di avere inventato lo champagne. Ma sono tanti altri ancora gli ordini monastici a cui si legano ancora oggi i nomi di molti vini italiani: all’ordine dei Cavalieri di Malta dobbiamo il vino bardolino, il soave, il valpolicella ed i vini dei colli del Trasimeno; ai Benedettini si deve il cirò, il greco di Tufo, la freisa; ai monaci Scalzi si deve il frascati; ai Gesuiti il lacrima-christi; ai Cistercensi il gattinara e la spanna. Allo stesso modo, è risaputo anche il legame fra il vino e la città di Venezia. All’insaputa dei più, esistono infatti numerosi vigneti nascosti sia in città che nelle isole circostanti. Troviamo vigneti all’interno del Convento delle Zitelle della Giudecca, alla Vigna della Tana nei pressi della Biennale, nel Cimitero di Venezia, all’interno del Monastero di San Michele in Isola, nell’isola di Sant’Erasmo ed infine sull’isola di Mazzorbo. Presentazione Harmonia MundiA conferma di questo indissolubile legame fra vino, religione e Venezia, sabato 31 ottobre, presso il Convento di San Francesco della Vigna nel Sestiere di Castello, si è tenuto un evento del tutto straordinario: la presentazione di Harmonia Mundi, un vino prodotto proprio all’interno del convento. Grazie all’incontro fra Padre Roberto Giraldo ed un gruppo di veronesi con intento di dare un sostegno all’istituto (Carlo Santi, Ernesto Contini, Marco Vinco, Massimo Tedeschi e Paolo Natale),  nasce l’idea di impiantare un nuovo vigneto di teroldego. All’interno del convento in realtà la vigna vi è sempre stata, quantomeno dal 1246-1247, anno a cui risale la sua costruzione. Harmonia MundiCome è noto il teroldego è un vitigno quasi esclusivamente coltivato in Trentino, precisamente nella zona della Piana Rotaliana, ma dalle analisi effettuate sul terreno posto all’interno del convento, questo vitigno sarebbe risultato proprio il più adatto. Il vino è stato imbottigliato dall’Azienda Agricola Zymè di Celestino Gaspari, con sede a San Pietro in Cariano in Valpolicella, ed è stato prodotto seguendo i criteri biologici in sole 260 bottiglie, tutte numerate, il cui ricavato sarà devoluto interamente a scopo benefico, per conferire alcune borse di studio agli studenti dell’Istituto di Studi Ecumenici San Bernardinò. Per valorizzare al massimo la bottiglia di questo straordinario vino, sono stati coinvolti anche due architetti di Mestre, Federica Rizzardi e Aldo Capodaglio, i quali hanno personalmente ideato l’etichetta, giocando con i colori dell’azzurro e del bianco, e ponendo in evidenza il profilo prospettico della Chiesa di San Francesco della Vigna. Il tutto con un richiamo anche alle merlature dell’Arsenale, simbolo del Sestriere di Castello. La presentazione del vino è avvenuta all’interno della chiesa di San Francesco della Vigna ed è stata impreziosita dalla partecipazione di Philippe Daverio, noto storico dell’arte, docente e scrittore, il quale con grandissima eleganza, competenza storica e letteraria, ed un pizzico di ironia, ha fatto da cerimoniere di questo importante evento per il Convento, per la sua comunità e per l’intera città di Venezia. San Francesco della VignaPadre Roberto Giraldo ha sottolineato e ricordato il clima di gioia e di festa che si è creato attorno a questo piccolo vigneto, ringraziando calorosamente tutti quelli che hanno collaborato a realizzare il sogno di produrre un vino. La presentazione è proseguita poi all’interno del giardino del convento, ove i frati molto amorevolmente hanno preparato un rinfresco per tutti gli intervenuti, assai numerosi. Qualcuno a questo punto si chiederà com’era il vino. In verità non l’ho assaggiato e sinceramente credo che conserverò la bottiglia senza aprirla. Il fatto che il vino sia più o meno buono, penso che francamente conti poco. Quello che importa è ciò che rappresenta per questo Convento, la storia dalla quale è nato e ciò che rappresenta per la città di Venezia. Detto questo, per un vino che è stato presentato addirittura in Chiesa, ho come il vago sospetto che se anche non fosse eccezionale, qualcuno dall’alto farà in modo che lo sia veramente.

Le foto sono state scattate da Betty Guli.

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