Le trasparenze di Valentina

Cantina Valentina Cubi

Quella di oggi, 22 giugno 2015, è una giornata di quelle che nascono proprio per prendere l’auto e mettersi in viaggio: sole, aria fresca e giornata libera.

La nostra destinazione è la valle dalle tante “celle”, ovvero la Valpolicella, Fumane per la precisione. Il nostro chiodino rosso di Google Maps è posizionato in Via Casterna 60, ovvero nell’Azienda Agricola Valentina Cubi. Ad attenderci fuori dal portone Sebastiano, il genero della padrona di casa, un gentiluomo sulla quarantina che ci invita, con la sua polo blu a righe bianche e pantaloni di tessuto intonati, a varcare le sale di vinificazione, nonché quelle di degustazione, di casa Cubi.

Un po’ di numeri li voglio dare, suvvia… 11 come gli ettari vitati; 2 sono quelli dedicati alla produzione d’olio; 3, sempre ettari, quelli su cui si è dato inizio alla conversione; 5 gli anni trascorsi da questa conversione, quella al biologico; 40 mila sono le bottiglie che ogni anno riescono a produrre.

Sono curiosa, sì sono una curiosa! Penso ai 60 km percorsi per arrivare fino a qui e la timidezza, come per incanto, si dissolve. Dopo una illuminante ed umile introduzione volta a sottolineare l’importanza della conduzione familiare con le uve di sola proprietà, chiedo a Sebastiano quali siano le uve impiegate nei loro Valpolicella (perché solo di questo trattiamo stamani) e vi assicuro che mi ha risposto il vero, senza troppe macchine della verità a doverlo testare… vuoi che di 4 venerandi e affermati sommelier nemmeno uno riconoscesse qualche “taglio”? Tutto autoctono da Valentina: Corvina, Molinara e Rondinella. A questo punto la domanda sorge spontanea: e l’Oseleta? Capisco degustando il primo calice di Valpolicella base… la trasparenza, ecco perché non c’è l’Oseleta.

L’”Iperico”, così lo chiama Valentina, come l’erba del buon umore, che al naso dona profumi di iris, amarena appena raccolta nel mese di giugno quando hai fretta di assaggiarne il primo frutto, anche se non ancora completamente maturo, e le note di erbe officinali che tanto bene si contrappongono alla fragranza del fiore che il primo naso capta. Al palato tutto ciò diventa un infuso ai frutti rossi. E la trasparenza si ripresenta anche nel “Tabarro”, il Valpolicella Superiore: qui a tutto ciò che avevo percepito nel primo campione si aggiunge la nota di rabarbaro e liquirizia, che si fanno più intensi nell’”Arusnatico”, il ripasso che deve il suo nome all’antica popolazione che abitava in quella zona di Fumane.

Lo so, stenterete a crederci ma anche il “Morar” 2006, sì anche l’Amarone, è trasparente, accidenti! Valentina ci sa fare ragazzi. Qui ti trovi dinanzi a tutto l’autoctono percepito fino ad ora ma in confettura, ci trovi lo sciroppo di fragola, quello che dai a tuo figlio quando ha la tosse, il miele di castagno e tutto il rabarbaro che l’immaginazione riesce a concepire. Al palato il tannino è elegante anche se ancora un po’ legato, è come una signorina che indossa una blusa rossa di cotone pregiato, sicura della sua bellezza. Quel finale di mandorla tostata, quella tipica scia profumata che ti inebria mentre passeggi al luna park, ben ci introduce all’ultimo dei nostri eno-incontri, sua maestà il Recioto della Valpolicella “Meliloto”. Questo lo definisco il Recioto dei formaggi, una dolcezza che accarezza il palato senza appesantirlo, che ti regala freschezza e pulizia, invitandoti, dopo aver degustato il primo calice, ad allungare il braccio per rubare un’altra fetta di formaggio, così da poterti godere un altro calice ancora. Grazie Valentina, tanto trasparenti i tuoi vini quanto lo sei tu che con la tua faccia sorridente e quel ciuffo biondo ti sei seduta tra di noi a parlare della TUA Valpolicella.

Laura Vianello

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