Il Mercato dei vini FIVI

I freddi numeri parlano di 421 vignaioli presenti e più di 9.000 ingressi in due giorni: rispetto all’anno scorso significa un centinaio di cantine in più e un afflusso di pubblico aumentato del 50%. Sono numeri straordinari quelli macinati dalla più bella manifestazione sul vino che si possa trovare oggi in Italia, il Mercato dei vini FIVI. E perché per me sia la più bella è presto detto:
– Organizzazione rodata e funzionale, a cominciare dalla scelta di un padiglione fieristico: per carità, mancherà tutto il corredo lirico-arcadico da splendide cornici, ma di eventi sul vino ficcati in luoghi ameni ma poco funzionali e claustrofobici francamente è pieno il mondo.
– L’acquisto con carrello aggiunge divertimento a divertimento, e costituisce il motore trainante della manifestazione: la formula mostra mercato è il vero successo, accontentando tutti: chi il vino lo compra e chi lo vende, perché, molto prosaicamente, di questo si tratta.
– Questa immensa enotecona comune ha comunque un valore aggiunto incommensurabile: la possibilità di parlare coi vignaioli, di farsi spiegare lavoro e prodotti, di sentire le loro storie e i loro aneddoti. Insomma, farsi raccontare un vino, degustarlo e decidere di comprarlo in stretta successione è semplicemente splendido.
– A sentire gli stessi produttori, il pubblico è in genere competente, partecipe, interessato: probabilmente proprio perché poi il vino lo vuole comprare. Molto scarna, se non assente, la presenza hipster. Pare si stiano estinguendo, sostituiti dagli steampunk. E dal black friday, ovviamente.
– Vedere i vignaioli girare tra i banchi dei colleghi e scambiarsi bottiglie dà l’esatta misura di quanto sia viva e cordiale questa manifestazione e del clima che si respira.
Il rammarico, inevitabile, è l’impossibilità di mantenere gli impegni prefissati alla partenza. Passare a salutare un produttore, andare alla scoperta di un vino che si inseguiva da tempo. Forse allungare a tre giorni il Mercato FIVI non sarebbe una cattiva idea. Ma il mio portafogli non ne è tanto convinto.

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