Il Merano Wine Festival dalla A alla Z

Questo articolo sul Merano Wine Festival è semiserio e forse un po’ personale. Un po’ come piace a me quando trovo l’ispirazione giusta. Magari vi annoierà, ma non importa. Fatene l’uso che più vi aggrada, magari scegliendo di leggere solo alcune “lettere” a caso. Incominciamo!


A come “Accoglienza”

L’arrivo a Merano è sempre spettacolare. Le cime innevate, l’aria frizzante (ma senza “fondo”), negozi incantevoli, ma soprattutto la via principale, quella proprio antistante all’ingresso dell’imponente palazzo che ospita il Merano Wine Festival. Il red carpet è già gremito di gente, ben ordinata in fila, in attesa dell’apertura fissata per le 10,00. Cerco di scorgere qualche volto conosciuto per scambiare due parole, ma non riconosco nessuno. Non importa. All’interno c’è la mia passione, il mio mondo, quello in cui credo e quello da cui parte sempre tutto. Aspetto di entrare ed il resto accadrà.

B come “Brioche”

Ho già ritirato il mio pass presso l’ufficio stampa, sarei già pronto a tuffarmi nei meravigliosi assaggi che mi attendono all’interno, ma mancano ancora venti minuti all’apertura e così decido di prendere una brioche, giusto per fare un po’ di  quel “fondo” che mancava all’aria frizzante e, nel frattempo, fare un po’ il punto di quello che avrei voluto scoprire nei miei assaggi. Caffè e brioche, taccuino degli appunti e comincio a scrivere.

C come “Col cavolo che mi perdo il Merano”

Eh sì, perché questa volta sembrava proprio che il #MWF avrebbe dovuto fare a meno di me, o senza di noi se vogliamo, visto che anche  i miei compagni di viaggio delle scorse edizioni, mancano tutti all’appello. Fino alla sera prima non era nemmeno lontanamente previsto: poca motivazione e nessuna voglia di affrontare il viaggio A/R in un’unica giornata. E invece no! Complice un venerdì sera ricco di bevute interessanti, il mio istinto da serial drinker ha messo il sorriso e così ho deciso di partire ugualmente. Lass uns gehen! Chissà se si dice così poi… Scusate la mia ignoranza.

D come “Degustazione”

Giusto il tempo di farsi fare il timbro con l’inchiostro invisibile all’ingresso, appoggiare il cappotto nel guardaroba, e via che si parte! Calice alla mano mi avvio quasi correndo dritto dritto al piano superiore per iniziare la mia degustazione. Quest’anno, visto il successo dell’anno scorso, si parte ancora dai rossi. Direzione Toscana.

E come “Eccezionale”

Il primo assaggio, a calice ancora intonso, voglio dedicarlo a un vino che trovo sempre eccezionale, annata dopo annata. Sto parlando del Brunello di Montalcino del Marroneto, cantina che prende il nome da un antico essiccatoio di castagne (marroni) dove la famiglia Mori nel ’74 iniziò la sua produzione. Trovo che il Brunello del Marroneto sia sempre un grandissimo vino e pur non essendo personalmente un grande esperto di brunelli, ogni volta che lo riassaggio resto sempre della stessa opinione: Il Marroneto e Le Ragnaie sono i miei brunelli preferiti. Ovviamente la mia è solo un’opinione personale, e sono pertanto disposto ad ascoltare i consigli di chi ne sa più di me.

F come “Fabrizio Dionisio”

Francamente per me il Syrah ha sempre fatto rima con Stefano Amerighi, del quale sono un vero fan. Ma dall’anno scorso, sempre grazie al #MWF, ho scoperto anche un altro produttore veramente interessante: Fabrizio Dionisio. Siamo sempre a Cortona, che indubbiamente conferma essere la zona prediletta per questo vitigno, e il suo “Cuculaia” regala veramente emozioni in tutti i sensi, ed a tutti i sensi. Prodotto solo in annate ritenute eccellenti e solo con uve provenienti dalle parcelle ritenute migliori, una sorta di Cru dei Cru si potrebbe dire. Potente ma senza perdere eleganza. Applausi per lui.

G come “Giammichele Grieco”

Col d’Orcia non è certo una sorpresa, avevo assaggiato attentamente tutti i loro vini già l’anno scorso e confermo le mie ottime impressioni. Quest’anno tuttavia mi sono avvicinato al banco con un’idea ben precisa: realizzare un desiderio. Avevo chiesto consiglio al banco delle Macchiole, poi a quello di Montevertine e in entrambi i casi la risposta era stata la stessa: “Prova a Col d’Orcia“! So che vi ho messo un po’ di curiosità ma, detto questo, purtroppo rimarrete disillusi, in quanto non intendo divulgare il contenuto della conversazione avvenuta con Giannmichele, ma posso solo dirvi che non lo ringrazierò mai abbastanza per la sua disponibilità e soprattutto per essersi messo a completa disposizione per realizzare questo desiderio. Chissà se verrà esaudito. Staremo a vedere.

H come “Hell’s Kitchen”

Che c’entra vi chiederete… Ho anch’io i miei scheletri nell’armadio e non mi vergogno a dirvi che nelle mie serate invernali guardo spesso e volentieri questo famoso talent show, sia nella versione americana che in quella italiana, e ho il mio mito per antonomasia. “Carlo Cracco, semplice, direte voi…” E invece no, si tratta di Luchino, il maître impeccabile e ironico al quale Chef Cracco ogni puntata intima: ”Luchino apriamo le porte di Hell’s Kitchen”. E tutto questo che c’entra? Eh, c’entra eccome, perché per vedere da vicino Luca Cinacchi, in arte Luchino, sono andato a farmi servire un Anna Maria Clementi al banco di Ca’ del Bosco, dove stava prestando servizio come sommelier. Portate pazienza, ho anch’io i miei difetti, c’è chi guarda “Uomini e Donne” e chi vuole vedere Luchino da vicino. Il mondo è bello perché è vario.

I come “Il Filò delle Vigne”

Il #MWF, come tutti sanno, non è solo vino, ma dispone di un’ampia area dedicata al food chiamata Gurmetarena. Immaginatevi una lunga passeggiata con ogni ben di dio: dal tartufo all’olio, dai prosciutti al caviale, dalle ostriche al cioccolato. Il meglio del meglio per riassestare le papille gustative dopo un certo numero di assaggi. Come dicevo, nella Gurmetarena solitamente trovate il food. E invece, mentre passeggiavo con lo sguardo assente, assorto nei miei pensieri enoici, mi appare un banchetto con del vino (e che vino!) e dietro il banchetto Matteo Zanaica, enologo-amico del Filò delle Vigne, azienda di Baone nei Colli Euganei, che proprio la settimana precedente avevo contattato per fargli visita, senza riuscirci. Ci facciamo un po’ di compagnia e tra una chiacchierata e l’altra mi versa il suo Merlot: “Casa del Merlo”. Una bomba! Complesso, fresco, balsamico, potente e allo stesso tempo agile. Il merlot non è certo il mio vitigno preferito, ma questo posso garantirvi che lasciava davvero increduli. Matteo mi conferma che il 2015 farà parlare a lungo di sé. Non ne ho dubbi. “La settimana prossima passo a trovarti“!

L come “Le Macchiole”

Non so che farci, ma per i vini dell’azienda Le Macchiole ho un vero debole.Bella fatica direte. Il “Paleo” in particolare, mi emoziona sempre. E’ la sublimazione assoluta del cabernet franc, a mio modesto avviso. Un vitigno normalmente non elegante, a volte rustico, altre eccessivamente erbaceo. Il Paleo no, è perfezione assoluta, anche in un’annata come il 2014 dove di certo il sole ha giocato un po’ a nascondino. Leggiadro, fresco, elegante… non basterebbero 100 termini per descrivere la sua classe.

M come “Mongioia”

Ne ho già parlato su Instagram qualche giorno fa, ma torno a parlarne anche in questo delirante articolo perché non posso farne proprio a meno. Il Moscato d’Asti Crivella 2003 di Mongioia è panettone puro allo stato liquido. La crosta bruciata, l’uvetta, lo zucchero a velo. Tutto questo dentro al calice di questo ragazzino di quattordici anni. E verrebbe da dire che non è ancora grande, perché di freschezza ne ha ancora eccome. Stupefacente!

N come “Non c’è problema”

Si tratta solo di un episodio curioso, ma dovevo pur trovare qualcosa da dire con la “N”… Solitamente a metà della mia degustazione, considerate le condizioni pietose del mio calice, intriso di ogni macchia possibile immaginabile, ditate, briciole e chi più ne ha più ne metta, sono solito fare un passaggio in bagno per lavare il bicchiere e renderlo presentabile. So benissimo che basterebbe andare all’ingresso per farsi cambiare il calice, ma sono un po’ strano, sono alla buona, vengo dalla campagna come dicono alcuni, ognuno ha le sue fisime… Beh, fatto sta che arrivato al bagno trovo la fila, appoggio la mano sulla spalla di un tizio davanti alla porta, e gli dico: “Mi scusi, mi fa gentilmente passare che devo solo lavare il bicchiere”? “Non c’è problema” risponde il tizio voltandosi verso di me… Beh, il tizio, era D’Alema, proprio lui. Che ci sia rimasto male che non sono passato ad assaggiare i suoi vini? Resterò nel dubbio.

O come “Ornellaia”

Passare davanti al banco di Ornellaia e non fermarsi sembrava brutto e pure un tantino snob e così qualche assaggio me lo sono fatto. L’assaggio è filato liscio, ma il finale è stato quasi disastroso. E’ andata più o meno cosi: degusto i tre vini presenti, chiedo alcune informazioni, ringrazio dell’invito a fargli visita in cantina, porgo la mano per salutare e… in quel mentre, la mia interlocutrice inavvertitamente urta la bottiglia di Ornellaia, la quale rimbalza sul banchetto e finisce la sua corsa sui miei umili pantaloni a quadrettoni. Ora i miei pantaloni sono macchiati, ma si sentono molto meno umili. Come dargli torto, ora valgono 140-150 euro in più.

P come “Pergole Torte”

Come tralasciare Montevertine, e in particolare lo straordinario Le Pergole Torte. Non si può, punto. Un sangiovese di razza, elegantissimo, infinito al palato, che non lascia mai sazi. Devo al più presto procurarne una bottiglia per la mia cantina personale. Anche perché le etichette, disegnate dall’artista Alberto Manfredi, ogni anno diverse, sono proprio da collezione.

Q come “Qualità”

Questo è un fatto indubbio, al Merano Wine Festival si trovano solo vini di altissima qualità. Certamente non è tutto e solo qui il vino di qualità, ci mancherebbe altro, tant’è che molti altri grandi nomi di questo mondo risultano essere del tutto assenti, credo per scelta, ma è pur certo che quanto è possibile degustare in questa manifestazione non può certo lasciare indifferenti e in molti casi rappresenta la storia del vino italiano. Quindi, il Merano Wine Festival, per me è SI.

R come “Ruchet”

Mi avvicino al banco dell’Azienda Scarpa, alla ricerca dell’amico Federico Tacchella, conosciuto un paio di anni fa proprio a Merano. Ma questa volta non lo trovo. Ripenso alla visita in cantina fatta l’anno scorso e a quegli assaggi straordinari di vecchie annate di Barbera d’Asti La Bogliona… Ripenso a Carlo, lo storico enologo nonché cuore pulsante di questa cantina che ci accompagnò in quella visita… E mentre penso a tutto questo, degusto un Ruchet del 1996 da mettere i brividi. Aromatico, quasi aromatizzato mi verrebbe da dire. Ricorda il vermouth per certi aspetti, le radici, il bosco… Pazzesco!

S come “Suisassi”

Di Syrah ne ho già parlato in precedenza, ma non potevo non ripetermi. Duemani rappresenta per me sempre un punto di riferimento. Eleganza, facilità di beva, profumi netti e precisi che appagano i sensi. I loro vini parlano da soli, tutti impeccabili e mai piacioni. Il Suisassi cattura per le sue note speziate tipiche del vitigno, il Cifra esalta invece le caratteristiche del cabernet franc, che quando è lavorato a dovere, raggiunge livelli di straordinaria eccellenza.

T come “Terriccio”

O meglio Castello del Terriccio, nota cantina per il suo famosissimo Lupicaia a base di cabernet sauvignon, merlot e petit-verdot. Sempre un grande vino quest’ultimo, ma negli ultimi tempi i miei gusti personali me lo fanno apparire un po’ troppo opulento, un po’ troppo intenso, un po’ troppo corposo, insomma un po’ troppo. Questa volta ho preferito il fratello minore, il loro Castello del Terriccio costituito in prevalenza da Syrah, che ho trovato più snello e imprevedibile.

U come “Uccellini”

Il richiamo degli uccellini che fanno bella mostra sulle bottiglie del Castellare di Castellina è un qualcosa a cui non so proprio resistere. Non sono un cacciatore e nemmeno ho la passione per il birdwatching, niente di tutto questo. Semplicemente trovo i che vini di questa cantina abbiano qualcosa di speciale, a cui mi sono affezionato al primo sorso nella mia prima partecipazione al Merano Wine Festival quattro anni fa.

V come “Val d’Arno di Sopra”

Val d’Arno di Sopra, una delle Doc più recenti nel panorama delle denominazioni, situata tra la piana di Arezzo e i Colli Fiorentini. Qui ha sede l’azienda Petrolo. Oltre al famoso Galatrona, che ancora non avevo avuto modo di degustare, la mia curiosità è ricaduta sul loro Bòggina A, un sangiovese in purezza, ottenuto con le stesse uve utilizzate per produrre il Torrione, ma in questo caso vinificato in anfora. Ne vengono prodotte solo 1.200 bottiglie e vi consiglio di provarlo se siete appassionati dei vini in anfora come il sottoscritto.

Z come “Zzzz”

Eh sì, la stanchezza si fa sentire, i miei sensi cominciano a perdere di concentrazione e mi aspettano quasi tre ore di auto per tornare a casa. Tre ore in cui pensare agli assaggi fatti, alle persone incontrate e a quelle che non c’erano.

Al prossimo anno Merano Wine Festival, come sempre.

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