Natura in Festa a La Cappuccina

12901230_1703722646507192_6186353014867566666_oCredo che ormai sia evidente la grande corsa che si è scatenata in questi ultimi tempi, non solo riguardo il vino,  per assecondare la richiesta da parte dei consumatori di prodotti più sani e fatti con un occhio di riguardo per l’ambiente: che si tratti di scelta di comodo dettata da scopi puramente commerciali o di sincera e aumentata sensibilità per determinate tematiche da parte dei produttori, a questo punto poco importa. Capita però che ci siano cantine che festeggiano ben 30 anni di agricoltura biologica, e le precedenti considerazioni acquistano un significato diverso: è il caso de La Cappuccina, azienda di Monteforte d’Alpone (VR), centro nevralgico della produzione del Soave. 12916131_1703722456507211_6885138551453539309_o Anche perché 30 anni fa il vino non aveva certo né l’appeal né l’importanza che ha oggi, e pure la sensibilità nei confronti dell’ecologia e dell’ambiente era ben diversa. Eppure già allora c’erano realtà che, in silenzio e perseguendo il proprio personale disegno aziendale, hanno fatto il possibile per favorire la biodiversità, per salvaguardare la naturale fertilità dei suoli e la qualità delle acque, per produrre vini sani, per chi li fa e per chi li beve.  Natura in Festa è l’evento che si è svolto domenica 3 aprile per festeggiare questo importante traguardo, presso la splendida sede aziendale de La Cappuccina. 12916954_1703722356507221_6470797642607453167_oAccolti dai proprietari, i fratelli Elena, Pietro e Sisto Tessari, e da Corinna Gianesini, che ha curato l’impeccabile organizzazione di questa giornata,  gli ospiti, calice a tracolla e mappa alla mano, hanno intrapreso un percorso a tappe che li ha portati a scoprire l’azienda, i suoi vini e tante golosità scelte sapientemente in abbinamento. C’è da dire che La Cappuccina varrebbe una visita solo per ammirarne l’eleganza della seicentesca Villa Buri Tessari, l’attigua caneva scavata nel basalto, la settecentesca Cappella di San Giovanni Battista: si tramanda che in questo piccolo gioiello un tempo officiassero i frati Cappuccini, da cui deriva il nome della cantina. 12909493_1703723069840483_6781872674989043687_oCosì, tra una sosta accanto al monumentale gelso di 300 anni e due passi tra frutteto e orto sinergico, uno sguardo al vigneto pedecollinare del cru San Brizio e una visita alla bottaia interrata sul fondo basaltico del Monte Capitello, si sono degustati il Filos, spumante brut metodo Charmat da sola garganega, di cui mantiene la personalità assieme a un tratto fresco e disinvolto, e il Soave 2015, fragrante nell’espressione floreale e fruttata, arricchita da una sottile trama minerale.12898246_1703723559840434_5266806111368319211_o Quindi il San Brizio, Soave che fa 7 mesi di barrique, elegantemente sospeso tra fase gustativa di spessore e dolcezza di profumi fruttati e speziati, per chiudere, dopo l’intervento sul significato di fare agricoltura biologica del Dr. Vittorino Giordano Crivello, Presidente dell’Organismo di Certificazione Bios, con l’Arzimo per il brindisi finale:  Recioto di Soave opulento, molto ben calibrato tra dolce avvolgenza e vivacità di sorso. Non deve essere stato facile per La Cappuccina iniziare questo percorso, 30 anni fa; non lo è mai per i pionieri, in qualsiasi ambito, ma i risultati oggi parlano di un’azienda che continua a perseguire con passione i propri obiettivi di valorizzazione dei dettami dell’agricoltura biologica, di protezione del territorio e, naturalmente, di produzione di ottimi vini. Felice trentesimo bio, La Cappuccina!

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