Oggi Bevo… Ognostro 2010 Vino da Tavola Rosso – Marco Tinessa

Serata didattica ed alla cieca con alcuni amici. Oggetto della serata sono i vini a base di nebbiolo, da presentare rigorosamente alla cieca, opportunamente coperti con la carta stagnola. Sono presenti due titolari di enoteche, ottimi esperti di vino, il titolare del locale che ospita la degustazione e… un “cane da tartufi”, cioè quello che alla cieca le indovina tutte, o quasi. La degustazione ha inizio e, a conferma della tipologia di vitigno in degustazione, i vini nel bicchiere si presentano tutti color granato scarico, seppure ciascuno con piccole varianti. Ognuno dice la sua. Qualcuno dice di riconoscere un Barolo, un altro parla di Barbaresco, un altro ancora azzarda un Roero. Si prova a riconoscere il più giovane, piuttosto che il tipo di affinamento. Chi riconosce la botte grande, chi invece la firma di uno dei barolo boys. La degustazione volge ormai al termine, i bicchieri sono quasi vuoti, e viene il momento di scoprire le bottiglie, per vedere cosa si celava sotto il mantello argentato.

bottiglia n. 1: Gattinara Riserva 2006 Paride Iaretti; bottiglia n. 2: Barolo Brunate Le Coste 2006 – Giuseppe Rinaldi; bottiglia n. 3: Barolo Bricco Boschis 2010 – Cavallotto; bottiglia n. 4: Ognostro 2010 Vino da Tavola Rosso – Marco Tinessa. Cosa?

Colpo di scena! Come al solito c’è il buontempone di turno che porta un intruso. Ora tutti provano ad arrampicarsi sugli specchi, cercando di convincere gli altri che avevano notato la differenza del vitigno, che le caratteristiche effettivamente non erano proprio le stesse, etc. etc. etc. Balle! Ognostro Marco TinessaLa realtà è invece diversa, ed Ognostro da bravo Barolo del Sud, se ne è rimasto silenziosamente nascosto, senza rivelare la sua vera identità. Ognostro, in italiano inchiostro, nome dialettale campano del vino, è un Aglianico in purezza, prodotto a Montemarano (AV) in piena zona Doc Taurasi. Il vino è ottenuto da vigne di 25 anni, coltivate su terreno argilloso, fermentazione esclusivamente con lieviti indigeni ed affinamento in contenitori di terracotta o vetroresina per preservare al massimo le caratteristiche del vino e del terroir. Un quantitativo minimo di solforosa, riportato peraltro in etichetta, viene aggiunto in fase di imbottigliamento ove necessario.  Al naso è raffinato, “francese” (leggasi elegante) ed effettivamente ricorda i cugini nebbioli. In bocca è fresco e minerale, con una nota ruvida determinata dal tannino, ma di facile beva, il che non significa non sia complesso. Il finale è lungo e richiama molto presto un altro sorso.

Un prodotto assolutamente originale, che non ha affatto sfigurato, anzi, ha combattuto alla pari con alcuni grandi del panorama vinicolo italiano.

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