Oggi ne bevo 2: Villa Crespia Millè vs Simbiotico

MIllè Franciacorta Villa Crespia Simbiotico

Siccome il cerchiobottismo non va mai fuori moda nemmeno nella grande diatriba tra vino convenzionale e biodeclinato, eccezionalmente l’oggi bevo questa volta presenta due vini, dello stesso produttore: Villa Crespia, maison franciacortina che fa parte di Arcipelago Muratori, solida realtà con tenute e produzione anche in Toscana, Sannio e Ischia. L’occasione è di valutare due facce della stessa medaglia, Franciacorta brut, ma che rappresentano, per packaging, contenuto e filosofia produttiva, due stili e due espressioni nettamente diverse. Il Millè, decisamente esuberante sin da quella bottiglia ceruleo-argentata, è uno chardonnay in purezza derivante da diverse parcelle aziendali, ottenuto da un vino base affinato in acciaio sulle fecce fini per oltre 30 mesi, ai quali si aggiungono altri 30 mesi di rifermentazione in bottiglia. Il risultato è un brut millesimato che punta tutto sul mantenimento della freschezza e della fragranza floreale e fruttata originaria, grazie alla scelta dell’acciaio, alla quale si somma una notevole profondità gusto-olfattiva, dovuta al lungo contatto del vino base con le proprie fecce. Il fatto che sia un brut non tragga in inganno, perché la rotondità del residuo zuccherino trova il suo giusto contrappunto nella verve di un sorso fresco e sapido, accompagnato da un perlage molto fine, che lo rende estremamente piacevole ed accattivante. Il Simbiotico è anch’esso uno chardonnay in purezza, ma concepito all’interno del progetto di cui porta il nome, che coinvolge anche altre etichette aziendali ed è volto all’ottenimento di vini che siano espressione di una vera interazione tra vigne e ambiente: si utilizzano forme di relazioni biologiche particolari come le micorrize, in cui il micelio dei funghi aumenta la capacità di assorbimento radicale delle piante, che a loro volta forniscono ai funghi sostanze nutritive; sono inoltre bandite durante la vinificazione sostanze di origine animale, OGM e l’utilizzo di solfiti. Packaging improntato a una sobrietà senza fronzoli. Anche qui solo acciaio, ma le uve derivano da un unico vigneto, la fermentazione è spontanea e per la sboccatura devono passare almeno 30 mesi dalla vendemmia. Ci si trova di fronte a un vino più austero e meno immediato sin dal naso, dove le note derivanti dal lievito diventano quasi tostate e la componente fruttata e floreale si fa più matura, mentre affiorano anche spunti balsamici. Bocca di grande pulizia, avvolgente ma mantenuta dinamica e viva da una bellissima freschezza, che introduce un lungo finale di frutta secca. Come sempre, questioni di gusto personale scegliere l’uno o l’altro: Millè più pronto e reattivo, ma Simbiotico ha un’anima da fondista. A meno che non si decida di provarli entrambi, come abbiamo fatto noi.

Villa Crespia
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