Orto di Venezia: la laguna nel bicchiere

Orto di Venezia

Che Venezia abbia un’antica tradizione nel commercio del vino è cosa risaputa, se ne è parlato qui; ma che esista anche una produzione vitivinicola all’interno della città e della sua laguna è certamente cosa meno nota. Grazie a un lavoro meticoloso ed accurato, svolto in team dalle Università di Padova e Milano, dal Consorzio Vini Venezia, dal Centro di Ricerca per la Viticoltura di Conegliano e dall’Associazione Laguna nel Bicchiere, sono stati classificati viti e vitigni ormai dimenticati, nascosti all’interno della città lagunare e nelle sue isole. E così sono stati ritrovati vigneti nel Cimitero di Venezia, all’interno del Monastero di San Michele in Isola, nel Convento delle Zitelle della Giudecca, alla Corte Sconta, alla Vigna della Tana, nei pressi della Biennale, sull’Isola di Torcello, all’interno del Convento di San Francesco della Vigna (ne abbiamo parlato qui), sull’Isola di Pellestrina e, infine, sull’Isola di Sant’Erasmo, dove si trova l’Orto di Venezia.

Oggi vogliamo parlarvi proprio di ORTO DI VENEZIA e, magari, fornirvi uno spunto per una giornata insolita, magica, lontani dalla folla dei turisti, dalle gondole e, perché no, pure dai piccioni.

Orto di Venezia

Si parte da Piazzale Roma, facciamo il biglietto e prendiamo il traghetto in direzione dell’Isola di Sant’Erasmo. Alcuni cambi, un traghetto perso a Murano Faro per pochi istanti e, in una mezz’oretta circa, giungiamo finalmente alla fermata “Capannone”, proprio sull’Isola di Sant’Erasmo, conosciuta come l’orto di Venezia e che per secoli ha fornito verdura e ortaggi freschi alla città di Venezia, in particolare le “castraure”, il carciofo violetto di Sant’Erasmo. Tutto intorno la laguna, il silenzio, un debole soffio di vento caldo, i gabbiani. Nell’aria, profumi di salsedine, salmastri e di alghe si mescolano a profumi di erbe aromatiche provenienti dall’Orto. Profumi netti, che ritroveremo poco più tardi nel bicchiere. La vista della laguna distende i pensieri, anche quelli da cui a volte non riesci proprio a liberarti. Davanti agli occhi prati verdi e un ponte che rimanda a scorci di un famoso pittore impressionista. Volgiamo lo sguardo sulla nostra sinistra e una fila di panciute bottiglie verdi ci indica l’ingresso ad ORTO. Sembra di essere a chilometri e chilometri dal frastuono dei turisti, e invece Venezia è a un passo. Veniamo accolti da Pamela, la tuttofare dell’azienda. “Quello che c’è da fare faccio” ci dice: dalla contabilità fino alla vendemmia, passando per l’accoglienza. Insieme a lei c’è Renzo, già conosciuto l’anno scorso alla manifestazione svoltasi a Venezia sulle malvasie. Pamela ci fa accomodare in cantina. Una bella vetrata moderna permette di guardare all’esterno e ammirare la spettacolare vista sui vigneti. Siamo curiosi, ci facciamo raccontare come nasce ORTO e Pamela soddisfa ogni nostra curiosità, non prima di averci servito il primo calice di vino.

ORTO nasce nel 2000, anno in cui Michel Thoulouze, geniale ed affermato uomo d’affari originario del sud della Francia, acquista alcuni ettari sull’isola di Sant’Erasmo con un sogno nella testa: produrre un vino a Venezia, il vino di Venezia.

La prima vendemmia, e se vogliamo i primi esperimenti, avviene nel 2006. Un solo vino, un blend di malvasia istriana (60%) vermentino (30%) e fiano (10%), tutti a piede franco. Rese molto basse, nessun uso di concimi o diserbanti e utilizzo di solo acciaio in cantina, per non alterare le caratteristiche apportate da questo terroir unico. 15.000 bottiglie in tutto, di cui una piccola parte realizzata in formato magnum, fatte affinare al buio, nel silenzio e al fresco, adagiate all’interno di una barca affondata nella laguna antistante. Chiediamo della composizione dei terreni e ci aspettiamo una chiara risposta, per noi scontata, che riconduca a terreni di natura sabbiosa. E invece no: i terreni sono di natura argillosa e calcare dolomitico, risponde Pamela. Vendemmia manuale e tanta, tanta passione.

Si assapora un’atmosfera davvero rilassata, o forse è la personalità di Pamela a renderci tali. Fatto sta che il tempo trascorre veloce e decidiamo di perdere volontariamente il primo traghetto utile e di prendere quello successivo.

Verticale Orto di Venezia

Un calice, poi un altro e un altro ancora. Un viaggio nella storia di ORTO dal 2008 fino all’ultima vendemmia, la 2015. Diversa l’intensità del colore, le sfumature olfattive, ora più agrumate e fresche, ora più vegetali e complesse. Anche la percezione gustativa cambia di bicchiere in bicchiere: l’impatto dell’alcol, la persistenza, la struttura. Il rispetto del terroir e dell’annata appaiono evidenti. Ogni annata qualcosa di diverso nel bicchiere. Ma c’è un tratto distintivo, comune a tutte le annate degustate, caratterizzato da un gradevole sentore salmastro, che ricorda le alghe, cui si aggiunge una nota fresca al palato, a volte addirittura superata da una netta scia sapida nel finale. Il resto è stata una piacevole conversazione, piacevoli chiacchiere, non tecniche, o a tratti anche tecniche, ma senza eccedere: una conversazione distesa, amichevole e a tratti complice, di quelle che instaurano legami. E in questo il vino è maestro. Un’esperienza davvero esclusiva, in un posto davvero unico.

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