Pieropan, il precursore del Soave moderno

Pieropan

E così, in questo primo lunedì di estate del 2015, dopo aver fatto visita all’azienda di Valentina Cubi a Fumane nella Valpolicella classica, proseguiamo verso Est in direzione Soave, per raggiungere la cantina di una delle figure più rappresentative della denominazione, alla quale ha ridato lustro e visibilità dopo anni di appannamento: Leonildo Pieropan. La cantina è ubicata nel centro storico, l’ingresso è arredato in stile classico e molto elegante. Ci accoglie la moglie Teresita, con quel tocco di soave leggiadria che poi ritroveremo nei suoi vini.

Il giardino interno della cantina, nonchè dimora di Teresita e Leonildo, cattura subito i nostri occhi per la cura nella disposizione delle piante, degli arredi e dei fiori. Nulla è lasciato al caso, e anche se qualche foglia risulta rovinata dall’ultima grandinata, la stessa padrona di casa se ne vuole giustificare, quasi per farci notare che solo il corso della natura si oppone al volere degli uomini. E proprio il meteo avverso della scorsa annata, la crisi e l’opprimente legislazione italiana sono i crucci di Teresita, che però si pone comunque ben speranzosa per il futuro. Varchiamo la soglia della cantina: le stanze iniziali sui toni del grigio accolgono i serbatoi di acciaio e le vasche di cemento vetrificato di nuova concezione. Le successive si colorano di toni più caldi, si tingono delle nuances della terra da cui prende vita il vino. Troviamo le botti di legno di grandi dimensioni (2500 l), per poi passare per un corridoio dove sono disposte delle piccole botti intitolate ai componenti della famiglia: Leonildo, Teresita, i figli Dario e Andrea e i nipotini Edoardo, Giacomo e Anna.

Infine accediamo al fruttaio, su al secondo piano, dove abitualmente viene lasciata appassire la garganega per dar luce al Recioto di Soave Le Colombare. Un vino nobile e di lunga tradizione, prodotto con amore e dedizione solo nelle annate migliori. Veniamo tutti catturati dai graticci in legno e con gli occhi perlustriamo ogni angolo della immensa stanza in cerca dell’impianto di aerazione o deumidificazione artificiale, che siamo soliti vedere in altre realtà. Ma Teresita puntualizza che il loro Recioto è fatto come un tempo: si aprono le finestre e si lascia appassire l’uva da ottobre fino a febbraio o marzo. Ci illustra minuziosamente come vengono disposti i grappoli sui graticci, puntualizzando che, per produrre questo nettare, una volta appassivano solo le ‘recie’ del grappolo, ovvero gli acini più pregiati.

Concludiamo il nostro giro salendo sull’altana della cantina, da dove si domina Soave e le sue colline con una vista strepitosa a 360°, e ci vengono indicati gli appezzamenti di proprietà dell’azienda: 45 ettari distribuiti tra la DOC Soave, i cru classici Calvarino e La Rocca e i nuovi impianti a Cellore di Illasi per i vini della Valpolicella. 380.000 le bottiglie prodotte. Un grande palcoscenico in cui passione, amore per la terra e dedizione hanno dato i loro frutti.

È giunta l’ora di avvicinarci al banco di assaggio. Il primo campione che ci viene servito è il Soave Classico 2014, la declinazione più fresca e giovane di questo vino, dalle caratteristiche perfettamente rispondenti: naso fragrante di sambuco, biancospino e mandorlo, mescolati a profumi fruttati di pera e a un delicato accenno di pesca e di mandorle. E’ leggiadro, un vino pulito, dotato di armonia e finezza. Nel frattempo, Teresita ci illustra i ruoli ricoperti in azienda dai singoli componenti della famiglia e ci illustra come si distribuiscono le vendite nei singoli mercati, nazionale ed internazionale. Abbiamo di nuovo conferma che il vino italiano si vende più all’estero che in Italia. Ci viene servito ora il Calvarino 2013, ottenuto da garganega e trebbiano di Soave, proveniente dal più antico fondo di famiglia: un “piccolo calvario” era considerata la strada tortuosa per raggiungerlo, da qui il nome e l’espressione più autentica e fedele del vino Soave, l’etichetta a cui i Pieropan sono più affezionati. Il colore stupisce per i suoi riflessi verdolini mescolati a quelli dorati, merito dell’uvaggio, il naso si fa più elegante e complesso del precedente. In bocca verticalità, eleganza e grande mineralità.  Un armonico bilanciamento tra freschezza, morbidezza e sapidità delizia i nostri palati e ci invita alla beva.

E mentre cerchiamo di smorzare la fame con qualche bibanese, Teresita si appresta ad aprirci il pluripremiato La Rocca, vino concepito per la prima volta nel 1978. Già dalla mescita ne apprezziamo la qualità fatta di solare luminosità, con scintille dorate. Diffonde una sinfonia di frutta matura, un ricordo tropicale di melone e mango e una morbida nota di spezia dolce che ci ricorda che ha riposato qualche mese in botte. Grande complessità olfattiva e gustativa, persistenza bellissima, carattere e personalità. Nel frattempo  ascoltiamo rapiti Teresita che ci racconta del forte attaccamento alla famiglia e alla terra, di questa immensa passione per il vino che ha spinto i figli Andrea e Dario a sperimentare un paio di rossi, il Ruberpan e l’Amarone. Ma nel bicchiere ora scorre oro liquido, ci avvicino il naso e non posso distoglierlo. Mi immagino di aver partecipato pure io ad uno degli ultimi appassimenti nel fruttaio al piano di sopra, di essere avvolta da questo inebriante profumo di cedro candito e albicocca disidratata; ma i sentori sono talmente tanti e il mio desiderio di portare alla bocca questo nettare è tale che non resisto: il sorso è vellutato e avvolgente, e quel leggero ricordo di zafferano mi conferma che anche un po’ di muffa nobile ha voluto ricoprire qualche acino. È proprio lui, il Recioto di Soave Le Colombare, il vino della compagnia, dell’accoglienza, della cordialità, delle ‘ciacoe’. Non poteva concludersi in miglior modo questo eno-incontro. Un grazie a te, Teresita, per averci tramesso grande energia e averci raccontato delle tue straordinarie famiglia e cantina. Dietro Leonildo non ci poteva essere che una gran Donna come te!

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