Psicologia della degustazione

Degustare un vino è un’esperienza che coinvolge i sensi prima di tutto: valutarne l’aspetto visivo, le caratteristiche olfattive e quelle gusto-olfattive.  Però non è solo fisiologia. Spesso siamo già predisposti a cercare nel vino ciò che si pensa che sia e non ciò che è, senza contare variabili contestuali e ambientali che possono influire pesantemente sul suo giudizio, quali temperatura, illuminazione, compagnia, umore e stato fisico individuali. Ma cosa succede se entrano in scena condizionamenti assortiti? Poiché l’uomo, al contrario dei Felini, non è una macchina perfetta, i suoi sensi a volte possono ingannarlo, sovrapponendosi e interferendo tra loro. Per non parlare della mente. Di seguito alcuni degli esperimenti effettuati sulla percezione del vino da università e studiosi vari, che possono essere tranquillamente riproposti durante degustazioni casalinghe con amici inconsapevoli, per testarne l’effettivo risultato:
Blue Velvet 
Versate un vino, raccoglietene le valutazioni e poi provate più tardi a servire lo stesso vino colorato di un colore atipico come il blu, con un colorante che ne alteri ovviamente solo la tinta: olfatto e sapore percepiti risulteranno ben diversi.
Display retina
Il vino andrebbe sempre valutato alla vista con luce naturale, perché altri tipi di luce possono influenzarne la valutazione, non solo visiva. Provate a presentare lo stesso vino sotto luci diverse per intensità e tonalità e vedete se le impressioni sulla degustazione cambiano
Ok il prezzo è giusto 036f0413-e6d0-4f9d-87c0-ce78f54935d6
Portate in tavola una bottiglia coperta affermando che per essa vi siete svenati: dichiarare che un vino è costoso predispone le persone a migliorarne la percezione e a definirlo come più buono. Eventualmente i partecipanti possono venire bendati, in modo tale da costringerli a valutare solo sapore e prezzo dichiarato senza distrazioni o condizionamenti. Pare che tale effetto sia stato riscontrato maggiormente nelle donne, per cui l’esperimento si può al limite ripetere e confutare sostituendo vino con scarpe o borse.
Ok il prezzo è ancora più giusto
Se invece il prezzo di un vino non viene dichiarato, la situazione cambia a seconda di quanto si è esperti: principianti e novizi non manifestano indice di gradimento maggiore per vini costosi. Al contrario di persone che hanno ricevuto un’adeguata istruzione sulla materia, che sembrano riconoscere effettivamente la qualità del vino e gradire quindi in media bottiglie di costo maggiore.
Music is my radar
Tendiamo a descrivere il gusto di un vino in base al tipo di musica di sottofondo: una musica heavy induce a percepire un vino come più incisivo e netto, mentre una musica più distensiva porta a descriverlo come più fine. Comunque, indipendentemente dal genere musicale, è stato dimostrato che si tende a valutare un vino come migliore quando c’è musica di sottofondo, rispetto al caso contrario, ossia in assenza di essa. Naturalmente con le dovute eccezioni, in primis Jovanotti e Justin Bieber.
Bach rules
Sorprendentemente, se si sottopone lo stesso vino a un campione di persone con o senza musica classica di sottofondo, la valutazione di quel vino varia in maniera importante e sostanziale, arrivando a totalizzare stime di valore superiori anche del 75% e oltre. wb
Questione di etichetta
Pensiamo di essere esperti e consapevoli ma poi funzioniamo tutti allo stesso modo: dal neuromarketing non si scappa. Tutti valutiamo migliore un vino con una certa combinazione di colori e forme delle etichette. Del resto mescolando neuroscienze e scopi commerciali si crea la tempesta perfetta. Pare addirittura che nel 90% dei casi sia il nostro inconscio a dirci quale bottiglia acquistare solo nel momento in cui ci posiamo gli occhi, in base alle emozioni generate dallo stimolo visivo di quella particolare etichetta. Possiamo sempre provare a travasare lo stesso vino in due o più bottiglie con etichette diverse, e vedere che succede in fase di degustazione.

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