Quale bevitore sei? Le categorie di bevitore.

quale bevitore sei

Quale bevitore sei?

Praticando quotidianamente la mia passione per il vino, mi è capitato di imbattermi in diverse categorie di bevitori. Nel corso di cene con amici o in occasione di fugaci bevute con emeriti sconosciuti, mi sono trovato a confrontarmi con il gusto degli altri, ossia con le preferenze personali di ognuno di noi in fatto di vino.

Quella che segue è una mia personale classificazione, forse non del tutto nuova, ma originale, relativa alle diverse tipologie di bevitore. Prima di procedere alla descrizione delle diverse categorie, ci tengo a ringraziare anticipatamente amici, parenti e sconosciuti che mi sono stati fonte d’ispirazione, invitandoli, ove si dovessero riconoscere in una delle suddette categorie, a non offendersi.

Invero, nella mia seppur breve carriera di bevitore seriale (I’m a Serial Drinker”!) penso di essere passato attraverso quasi tutte le tipologie sotto descritte. E’ la normale evoluzione del gusto, o perlomeno ritengo che così dovrebbe essere. Dunque nessuno si senta offeso.

Lo Sfuso

Ognuno di noi ha sicuramente un amico appartenente a questa categoria. Lo “Sfuso” è ovviamente colui che beve solamente vino sfuso, debitamente acquistato presso qualche piccolo produttore della zona, ovvero direttamente in enoteca, ove si reca rigorosamente con le proprie bottiglie di plastica, da riempire fino all’orlo. Lo “Sfuso” beve solo il suo vino, perché lo considera il migliore in assoluto. Non importa se l’ha pagato novanta centesimi al litro e se dura una giornata e mezza: il suo vino è una cosa rara. Lo “Sfuso” non accetta compromessi, puoi proporgli di tutto, lui ama solo il suo vino. Lo “Sfuso”, normalmente beve Malbec, Verduzzo o Rabosello e va d’accordo solo con il “Proseccaro”, descritto di seguito. Una volta mi è capitato che uno “Sfuso” mi proponesse un Amarone, ovviamente sfuso. Non ho voluto contraddirlo ed ho bevuto senza porre obiezioni, non sarebbe servito.

Il Talebano

Il “Talebano” generalmente ha una certa esperienza, o per lo meno è convinto di averla. Beve per passione, ha un po’ di puzza sotto il naso (che a volte proviene proprio dal vino che sta bevendo), e sicuramente è già passato attraverso altre categorie di bevitore qui descritte. Il “Talebano” beve solo a certe condizioni (le sue) sulle quali è del tutto intransigente: l’uva deve essere stata raccolta a mano, preferibilmente anche diraspata a mano, e pigiata con i piedi di giovani vergini. La fermentazione deve avvenire ovviamente con lieviti indigeni, preferibilmente con macerazione sulle bucce e se possibile vinificata in anfora. Per il “Talebano” l’ossidazione è evoluzione, l’acetica è una sorta di “tre bicchieri gambero rosso”, garanzia di qualità. Per il “Talebano” le parole barrique o, peggio ancora, solforosa sono bandite. Dovrebbero essere parole vietate, punite dal codice penale, quanto parlare del genocidio armeno in Turchia. Il Talebano ama bere Cascina degli Ulivi, Casa Caterina o Bressan. Il “Talebano”, mi sembra ovvio sottolinearlo, non va d’accordo con nessuna delle categorie qui descritte.

Il Barricato

Il suo proverbio preferito è: “Il vino buono sta nella botte piccola”. Sogna di fare un viaggio in Napa Valley, ascolta ancora con nostalgia “Ice Ice Baby” di Vanilla Ice e molto probabilmente, in auto, possiede un arbre magique ovviamente al gusto di vaniglia. Mantiene rapporti amichevoli con lo “Champagnista” e ha quasi sicuramente già in corso un procedimento penale con reciproche querele con il “Talebano”. Beve con passione gli Chardonnay californiani, apprezza il Merlot di Vistorta, e durante le grigliate estive sorseggia fiero il “Nero” di Conti Zecca.

Il Proseccaro

Ognuno di noi, almeno per un certo periodo, specialmente nel nord d’Italia, ha militato in questa categoria. Il “Proseccaro” ordina solo prosecco e quando beve un liquido con delle bollicine, non importa se acqua, Champagne o Franciacorta, per lui è sempre Prosecco. Puoi provare a spiegargli la differenza tra Metodo Classico e Metodo Charmat, ma lui comincerà ad impallidire e potrebbe addirittura arrivare ad avere delle convulsioni. Meglio evitare. Puoi provare anche delicatamente a spiegargli che il Prosecco si produce solo in una determinata zona, e che se in etichetta c’è scritto Franciacorta non stiamo parlando né della stessa zona, né dello stesso vitigno, né dello stesso metodo di produzione, né tanto meno dello stesso campionato. A lui non importa, e molto probabilmente ti dirà: “Dammi un altro bicchiere di Prosecco”. Se poi per qualche inspiegabile motivo, finalmente intuisce o accetta che quello che sta bevendo non è Prosecco, allora sicuramente ti dirà: “Comunque io preferisco il Prosecco”. Il “Proseccaro”, per le ragioni che sono state esposte, beve solo prosecco, preferibilmente Col Vetoraz, mantiene buoni rapporti con lo “Sfuso”, non si parla con il “Talebano” e nemmeno con lo “Champagnista”. Per la precisione sono loro che non parlano con lui, lui la parola gliela butta anche, ma non riceve risposta alcuna.

Il Serial Drinker

Il “Serial Drinker” è un bevitore seriale. Lui beve di tutto. Può trattarsi indifferentemente di uno Château Margaux del ’61, piuttosto che di un Bianchello del Metauro. Per il “Serial Drinker” è indifferente. Ovviamente ha le sue preferenze, ci mancherebbe, ma ciò che più importa per il “Serial Drinker” è che non si tratti mai (MAI!) dello stesso vino che ha già bevuto. Ciò gli permette di aggiungere alla sua lista personale una nuova vittima in bottiglia, ma soprattutto di potere al più presto postare una nuova foto su Facebook, Instagram e Twitter. Il “Serial Drinker”, in quanto tale, beve indifferentemente un Pinot Noir di Borgogna, così come la Tintilia del Molise, ed ovviamente va d’accordo con quasi tutte le categorie, un po’ meno con lo “sfuso” per via della bottiglia di plastica o peggio ancora della caraffa: prenderebbe troppi pochi mi piace su Instagram!

Lo Champagnista

Non va d’accordo con nessuna delle categorie descritte, fatto salvo per il “Serial Drinker” nelle occasioni in cui beve quello che beve lo “Champagnista”. Per lo “Champagnista” il “Talebano” è un comunista, il “Proseccaro” e lo “Sfuso” due sfigati. Lui beve l’etichetta, non quello che c’è dentro. Generalmente beve Bollinger, Ruinart, Cristal e se proprio non c’è altro, un bel Ca’ del Bosco Prestige. Qualora costretto a rinunciare alla nobile ed aristocratica bollicina, berrà sicuramente un Tignanello, dal lunedì al venerdì, Sassicaia il sabato e la domenica.

Il Monogamo del vino

Questa categoria è articolata. Nel senso che esistono diverse sottocategorie di questo bevitore. Esiste il “Monogamo” che beve solo vino rosso ed il “Monogamo” che beve solo vino bianco, esiste quello che beve solo bollicina e quello che beve solo una tipologia, spesso non così blasonata. Ho conosciuto persone che bevevano solo Bonarda (perchè?), oppure solo Morellino di Scansano o Lugana. Per loro l’abbinamento cibo vino è pura filosofia, scampi crudi ed Amarone, oppure una fiorentina ed un Custoza sono sicuramente un’accoppiata vincente. Questa categoria va d’accordo esclusivamente con i propri simili.

E tu, quale bevitore sei…

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