Scarpa e la sua Barbera dal lungo invecchiamento.

Scarpa

Il colpo di fulmine esiste, eccome. Esiste in amore naturalmente, ma può succedere anche con un film, oppure con un libro e, perché no, anche con un vino. Ovviamente in quanto tale, il colpo di fulmine è cosa rara. È l’eccezione che conferma la regola, è qualcosa di inaspettato, richiede una congiunzione di una serie inclassificabile di fattori, che rende quel momento unico, irripetibile ed indimenticabile. La prima volta che ho avuto la fortuna di degustare una barbera di Scarpa è stata un paio di anni fa e per questo devo ringraziare il “cane da tartufi” Alessandro Bellini, che quando si tratta di portare una bottiglia giusta non si fa certo sfuggire l’occasione. Sala d'attesa Cantina ScarpaQuella preziosa barbera che mi fece assaggiare alla cieca era degli anni ’90, non ricordo l’annata esatta, ma sono certo che non arrivasse agli anni 2000. Indimenticabile! La mia seconda barbera Scarpa invece, l’ho “incontrata” a novembre dell’anno scorso al Merano Wine Festival, quando, ormai stanco di degustare, dopo una lunga e faticosa giornata di assaggi più o meno mirati, Federico Tacchella (Dio ti benedica!) mi ha attirato vicino al suo banchetto e, senza dirmi cosa mi stava facendo provare, allungandomi il bicchiere mi disse: “Tieni questo!”. Era una Barbera, La Bugliona 1997 di Scarpa. Questi due assaggi non cercati personalmente, ma casualmente offertimi da Ale e Federico, mi sono rimasti indelebili nella mente, come pochi vini hanno saputo fare in questi anni.

Sabato scorso, sfruttando al volo la circostanza di essere in zona per partecipare al “Giro del Nizza”, manifestazione enogastronomica ideata per valorizzare e far conoscere al pubblico le cantine produttrici del Nizza, previa intermediazione da parte di Federico, citato in precedenza e conosciuto al Merano (Dio ti benedica per la seconda volta!), decidiamo di fare un salto a Nizza per visitare la cantina Scarpa, nella speranza di provare nuovamente l’emozione percepita bevendo quei due bicchieri.

Giungiamo in anticipo di qualche minuto e ad accoglierci troviamo Eleonora, la quale ci fa accomodare in attesa dell’arrivo di altri ospiti norvegesi, anch’essi in visita alla cantina. Il percorso inizia dal piazzale interno impreziosito da un glicine che per la grandezza del fusto ha tutta l’aria di essere secolare.Carlo Castino Qui Eleonora ci presenta Carlo, Carlo Castino per la precisione, ma che d’ora in poi preferisco chiamare semplicemente Carlo, il quale ci apre letteralmente le porte della cantina, portandoci nel suo mondo. Eh sì, Carlo è in pensione adesso, ma per oltre quaranta vendemmie è stato l’artefice silenzioso dei vini che ancora oggi riposano accatastati nella cantina. Eleonora del resto ci aveva avvisati al nostro arrivo: “Io mi occupo di accompagnare gli ospiti norvegesi nella visita in cantina. Vi lascio con Carlo, vi piacerà!” Ed effettivamente ci piacerà molto, più del previsto e del prevedibile.

Entriamo in cantina e il consueto brivido dovuto allo sbalzo termico, unito al piacevole sentore vinoso, ci conferma che il nostro Caveau Cantina Scarpatour ha effettivamente inizio. Partiamo dal caveau, dove centinaia e centinaia di bottiglie, sia di Barbera ma anche di Barolo e di Barbaresco, riposano distese una sopra l’altra in attesa di essere etichettate. Annate impressionanti, un vero archivio storico per appassionati autentici: Barbera la Bogliona 1996, Barolo 1962, Rouchet 1999. Numeri da fare girare la testa ancora prima di bere. Proseguiamo il nostro percorso nella cantina vera e propria, circondati dalle botti grandi che si trovano ad entrambe i lati. Carlo è un fiume in piena. Non smette mai di spiegare, di raccontarci dei cambiamenti climatici, di rispondere alle nostre domande. Annuisce, sorride, ci prende sotto braccio come vecchi amici. Ad un tratto, mentre ci parla del tempo passato e della sua migliore annata di sempre, gli appare addirittura un velo di tristezza negli occhi, ma è solo un attimo ed il sorriso gli torna immediatamente ricordando quando le strade di Nizza erano invase dal profumo del moscato in fermentazione.

Dopo essere passati dalla sala di imbottigliamento, giunge finalmente il momento più atteso. Ci accomodiamo in sala degustazione e senza tante presentazioni Carlo ci fa avvinare i calici e ci serve la Barbera d’Asti Casa Scarpa 2012, la loro Barbera più immediata per intenderci. Solo acciaio per questo vino, da 12 a 24 mesi, a cui segue un affinamento in bottiglia. Fragrante nei profumi, netti e molto puliti, principalmente di fiori rossi e frutti a bacca scura. Agile nella beva, con un finale fresco ed altrettanto sapido. E’ proprio quello che deve essere: facile da bere, senza essere assolutamente banale.

Barbera d'Asti Casa Scarpa

Neanche il tempo di abituare il palato e facciamo un salto indietro nel tempo di ben 11 anni:Barbera d’Asti I Bricchi 2001. Carlo ci consiglia di aspettare un po’, di lasciare al vino il tempo necessario per aprirsi ed esprimere tutto il suo potenziale. In realtà non ne ha bisogno. Son passati solo pochi minuti da quando è nel bicchiere, ma è già in grado di  emozionare con tutta la sua raffinatezza di profumi. Per il suo granato tenue, potrebbe essere confusa con un nebbiolo. Lo spettro olfattivo è invece diverso, assolutamente complesso, per non dire ampio, di grandissima finezza ed eleganza. Il frutto è ancora vivo. Non si direbbe mai che sono passati già 15 anni. Il lungo affinamento nelle botti grandi di rovere francese e in bottiglia gli dona speziatura con accenni balsamici e di sottobosco. Al palato un grandissimo equilibrio: il giusto tenore alcolico, bilanciato da un tannino di classe ed una impressionante freschezza nel finale. Serbevole, come dice Carlo!

Barbera d'Asti i Bricchi

Neanche il tempo di realizzare quale gran calice abbiamo avuto la fortuna di assaggiare, che Carlo ci sta già versando il gioiello di famiglia, la Barbera d’Asti La Bogliona 2008.Le uve provengono dal vigneti posti in Località Bogliona, a 400 metri sul livello del mare, con terreni prevalentemente sabbiosi. Un vino altamente longevo, testimoniato dalle numerose annate ancora presenti in cantina e che possono essere tuttora acquistate da appassionati e collezionisti. Colore più intenso della precedente barbera, che conserva ancora riflessi porpora. I profumi sono freschi, principalmente di prugna e di macchia mediterranea. Il sorso è pieno e discretamente potente, non come certe Barbera muscolose. Raffinata, persistente e dal finale sapido e fresco.

La Bogliona 2008

Carlo non si ferma un attimo nel regalarci perle di esperienza e incalza con il prossimo assaggio: Monferrato Freisa Secco “La Selva di Moirano” 2009. Di grande eleganza anche questo vino, che proviene dall’omonimo vitigno autoctono molto diffuso nelle province di Alessandria, Asti, Cuneo e nella zona di Casale Monferrato. Frutto in evidenza, in prevalenza di lampone, a cui si accosta il profumo gentile della violetta ed una trama tannica ben percettibile. Finale fresco, che conferma la sua predisposizione all’invecchiamento.

Freisa Secco Scarpa

Mentre discutiamo di questo vitigno e lo confrontiamo con altri recenti assaggi, ci viene servito il Nebbiolo d’Alba Bric du Nota 2012. Nonostante la relativa giovinezza, l’aspetto olfattivo è di grande impatto e complessità: si caratterizza per una spiccata nota balsamica che ci ricorda immediatamente alcuni grandi cru di Barolo. La menta e la liquirizia sono molto evidenti. Per essere solo (si fa per dire) un nebbiolo è indubbiamente superiore a molti barolo in circolazione. Da prendere al volo! Non ci facciamo scappare l’occasione e, nonostante inizialmente ci venga riferito che non è in vendita, perché ne è rimasto troppo poco, riusciamo a portarcene via un cartone. Un affare!

Nebbiolo Scarpa

E’ un crescendo incessante. E’ arrivato il momento del Barbaresco Tettineive 2008, per il quale l’Azienda Scarpa ha ottenuto
una speciale deroga ministeriale per poterlo vinificare all’interno della propria cantina, nonostante non sia localizzata nell’area di produzione della denominazione. Grandissima eleganza anche questo vino, sia nei profumi netti e precisi, che al sorso, sapido e fresco allo stesso tempo, con un tannino polveroso di grande fattura.

Barbaresco Scarpa

Altro vitigno tipico piemontese, nonostante le origini più certe lo facciano risalire probabilmente alla zona della Borgogna, è quello da cui si ottiene il Monferrato Rosso Briccorosa Rouchet 2011. L’uva è ovviamente il Ruchè, riportato in etichetta alla francese “Rouchet”, in quanto non ci troviamo all’interno dei comuni previsti dal disciplinare per la sua produzione. Impatto olfattivo di grande intensità e aromaticità, a mio avviso ingiustamente non compreso fra i vitigni aromatici in senso stretto, quali la malvasia, il brachetto, il gewurztraminer e il moscato. L’iris su tutti, a cui segue un velato accenno di camomilla ed una delicata nota speziata di pepe e chiodi di garofano.

Rouchet Scarpa

E’ arrivata quasi l’ora dei saluti, ma Carlo ci tiene a farci assaggiare ancora un’ultima chicca, in versione secca, e ci serve il Brachetto La Selva di Moirano 2011. Un tempo molto diffuso nella versione spumante dolce e soprattutto molto consumato in occasione delle feste, soprattutto dai giovani, attualmente attraversa un periodo di appannamento. Al naso rapisce indubbiamente l’assaggiatore anche più esperto, che non può rimanere indifferente all’aromaticità floreale di questo vitigno: rosa, lampone e sfumature di sottobosco lo rendono davvero seducente e il passaggio al palato non fa che confermare le aspettative di leggerezza, gradevolezza e semplicità di beva che l’aspetto olfattivo aveva preannunciato.

Brachetto Scarpa

La visita è terminata, compriamo qualche bottiglia da portarci come ricordo e salutiamo calorosamente chi ci ha ospitato. Grazie ad Eleonora di averci accolti, ma soprattutto grazie Carlo per quanto ci hai trasmesso ed insegnato. Dietro ad un grande vino c’è sempre un grande territorio, ma soprattutto ci sono sempre grandi uomini che dedicano la loro vita a quello in cui credono.

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