Sguardi sull’e-commerce: Vinatis

Chissà cosa direbbero al SerT, di cui sono affezionato cliente, della mia propensione all’acquisto sistematico di vini: probabilmente che rientra nella sfera del disturbo ossessivo-compulsivo, tipo controllare venti volte se si è chiuso il gas o se si hanno le chiavi in tasca. O tuttalpiù una delle manifestazioni da disturbo da accumulo, in cui l’oggetto del desiderio in questo caso sono le bottiglie del prezioso liquido. Resta il fatto che poi uno si deve scontrare con la realtà, nel senso che l’acquisto perpetuo non è possibile, tranne che per qualche fortunato che se lo può permettere. Io a volte assecondo la mia compulsione facendo acquisti virtuali: entro in una enoteca on-line, comincio a selezionare i vini, a leggerne la scheda ed eventuali recensioni, a mettere nel carrello questa e quell’altra etichetta. Una ritualità precisa che dà la sensazione di stare facendo a tutti gli effetti un acquisto, ma che non si conclude con esso. La versione enologica e on-line di quello che succede nell’America post-crisi, dove a fine giornata lungo le corsie dei supermercati si trovano carrelli stracolmi di generi alimentari e non, abbandonati da gente che non può permetterseli ma che non rinuncia al rito della spesa. Se non altro questa attività, invece che da un analista, mi ha condotto a scoprire una gran quantità di siti di vendita di vino: italiani ed esteri, specializzati  in alcune tipologie e denominazioni o generalisti, dalle referenze limitate o dall’offerta enciclopedica. Vinatis, sito francese, è decisamente uno dei miei preferiti, specie da quando è disponibile la versione italiana: scelta amplissima tra grandi maison e piccoli produttori, prezzi imbattibili e servizio impeccabile. L’unico difetto è che ogni volta che ci capito, l’acquisto da virtuale si fa reale. Di recente ho aperto queste due bottiglie dalla loro selezione, entrambe finite in un soffio:
Chablis 1er Cru Côte de Léchet 2012 – La Chablisienne
Se volessi parlare per frasi fatte, direi che è una cantina che coniuga quantità con qualità. Letteralmente, visto che gli oltre 1.000 ettari di vigneti di questa cooperativa sono un’enormità in una denominazione piccola come Chablis: ma è proprio la dimensione che permette di  vinificare il mosaico di Premier Cru e Grand Cru tipici di questa celebre appellation dove regna lo chardonnay, esaltandone differenze e caratteristiche. Il Côte de Léchet ha un profilo di dinamica eleganza, a iniziare dai profumi di agrumi e frutta bianca matura. Dopo una prima sensazione di morbidezza, al palato dispiega tutta la sua carica di freschezza tagliente, tipica di questi vini; poi subentra una ricca scia sapida, che introduce un finale lungo e armonioso. Nonostante l’acidità, non è per niente nervoso o segaligno come vino, anzi il contrario: è proprio l’equilibrio che colpisce e fa centro.
Château de l’Engarran 2013 – Château de l’Engarran
60 ettari in piena Linguadoca, un corpo unico di castello e vigneti in attività sin dal XVII secolo e che oggi sono classificati monumento storico. Azienda appartenente all’associazione Terra Vitis, con conduzione biologica. Questo vino è l’espressione del classico blend locale, dove syrah, grenache, mourvèdre e carignan appaiono in diverse combinazioni: qui domina il primo, accompagnato e completato dagli altri tre. Intenso e concentrato alla vista come nei profumi, con un cuore di prugna e mirtilli avvolto da sensazioni di pepe, cacao, inchiostro e salamoia. Maschera con abilità potenza e calore in un sorso che si fa via via fresco e scorrevole, segnato da lunghe percezioni di frutta e spezie e da tratti marini. C’erano piatti tex-mex quando l’ho stappato: ha fatto faville, sia in abbinamento sia perché è di suo un grande vino.

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