Sissi al Merano Wine Festival

Anche il visitatore più distratto, nei giorni frenetici del Merano Wine Festival, si sarà accorto del legame indissolubile che intercorre tra la cittadina altoatesina e Sissi, al secolo Elisabetta di Baviera, sposa di Francesco Giuseppe. Amatissima dai suoi sudditi per il carattere indipendente e l’insofferenza a regole e dettami di corte, soggiornò più volte a Merano, a cui diede lustro e fama, presso il castello di Trauttmansdorff, ora diventato coi suoi spettacolari giardini una delle tante attrazioni locali. Fu di fatto l’ultima, grande imperatrice di Austria, in quanto la sua esistenza travagliata, il suo alone tragico-romantico e la sua forte personalità la consegnarono al mito. Considerato il suo speciale rapporto con Merano, cosa avrebbe scelto di degustare al Wine Festival uno spirito libero come Sissi, calato ai giorni nostri e filtrato attraverso le sue inclinazioni?empress_elisabeth_of_austria Avrebbe sicuramente iniziato con una bollicina, ma rivolgendosi non alle zone e ai nomi più conosciuti: si sarebbe fermata da Il Calepino, gustando la profondità e il sapore del loro metodo classico Riserva di Fra Ambrogio, 70 % chardonnay e 30 pinot nero, dalla Valcalepio. Poi avrebbe proseguito con il San Giorgio Erbaluce di Caluso metodo classico di Cieck, ariosamente sapido. Viaggiatrice instancabile per cercare sollievo alle sue sofferenze fisiche e ai suoi travagli interiori, recandosi spesso in Francia non si sarebbe negata qui uno Champagne come Les Vignes D’Autrefois Extra Brut di Laherte-Frères, seducente e ricco di  personalità. Avrebbe poi cercato un vino da abbinare agli asparagi di cui era golosa, rimanendo affascinata dalla complessa semplicità dei bianchi del Rossiglione di Domaine Matassa,il Côtes Catalanes Matassa Blanc (70% grenache gris, 30% macabeu) e la Cuvée Alexandria, moscato d’Alessandria in purezza.

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Sissi era un’escursionista ante litteram, instancabile camminatrice, capace di percorrere decine di chilometri al giorno immersa nella natura e negli scorci mozzafiato di Merano e dei suoi dintorni. Avrebbe certamente ritrovato quelle sensazioni di frutti di bosco che amava tanto, quei respiri resinosi e balsamici dei sentieri che percorreva in due strepitosi cabernet franc in purezza provenienti dalla costa toscana: il Paleo di Le Macchiole e il Duemani dell’omonima cantina. Vi avrebbe scorto anche un leggerissimo refolo di salsedine, perché al mare era particolarmente legata, tanto che trascorse anche lunghi periodi a Corfù. Si sottrasse quanto più possibile alla detestata corte viennese, ma qui al Merano Wine Festival avrebbe sicuramente gradito l’elegante tratto floreale e la dinamica progressione di un grüner veltliner austriaco, il Reserve Neuberg-Schanz di Schloss Maissau.

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L’avrebbe poi di certo sorpresa un vino come il Savagnin Les Ecrins di Domaine de la Borde, con affinamento ossidativo, per via di quei profumi di fogliame, frutta secca e terriccio e per la sua connotazione iodata. Grande appassionata di vini dolci, con particolare predilezione per gli ungheresi, si sarebbe avvicinata con curiosità al Riesling Auslese Mullay Hofberg di Julius Treis, produttore della Mosella, indugiando sul perfetto contrasto tra l’indole morbida e la vivace vena acida. E, pur poco incline a fasti e celebrazioni, avrebbe trovato il modo di concludere col passito a lei dedicato dalla Cantina Merano Burggräfler, Sissi, un moscato giallo sontuoso. Infine si sarebbe incamminata per fare ritorno a Castel Trauttmansdorff, lungo la splendida passeggiata che porta tuttora il suo nome. Come tante altre cose, qui a Merano.

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