Vinitaly 2017: molti appunti, zero disappunti

Sono anni che cerco di vivere la vera esperienza totalizzante del Vinitaly come riportata dal cicaleccio social, ma evidentemente continua a non riuscirmi. Infatti, anche per questa edizione della fiera veronese ho clamorosamente mancato i suoi aspetti più essenziali, vale a dire:
– Ingorghi infernali in uscita: non so perché ma io mi ritrovo sempre in tangenziale nel giro di 15 minuti.
– Gironi danteschi in bagni luridi: dipenderà da dove si capita, ma anche in questo caso nessuna coda e ambienti lindi.
– Disorganizzazione e carenza di informazioni: non pervenute neanche queste, ma qui ho il sospetto che dipenda dal fatto che la geografia è diventata un’opinione: ho visto persone cercare il Cilento in Calabria o assumere l’espressione della mucca che guarda il treno se gli si parlava di Lunigiana. Poi non lamentatevi se non trovate le cose.
– Bande di ubriachi molesti: tuttalpiù ho notato gente che aveva subìto la perdita di qualche consonante (me compreso) e un paio di poveri cristi riversi su qualche panchina a tardo pomeriggio: niente di eclatante, insomma.
Quest’ultima questione riporterebbe poi all’eterno dibattito sulla fastidiosa presenza al Vinitaly di troppi semplici appassionati: è vero che operatori e produttori dovrebbero avere un canale privilegiato, ma tutte le volte che ho chiesto come stavano andando gli “affari”, ho avuto risposte decisamente positive, se non entusiastiche. Che poi l’utilizzatore finale del vino è comunque l’appassionato.
Riguardo ad assaggi memorabili, ovviamente ce ne sarebbero a volontà. Ne riporto alcuni, sparsi tra stand, degustazioni e il meraviglioso spazio FIVI/VIVIT che brillava di luce propria:
Cà Morei Valtellina Superiore Valgella DOCG 2013 – Sandro Fay
L’eleganza ipnotica del nebbiolo in Valtellina, in un vino nitido ed equilibrato.
Trentenare Fiano IGP Paestum 2016 – San Salvatore
Fiano intenso, con un gioco continuo tra frutta, erbe aromatiche e sale, al naso come al palato.
Vuillermin Valle D’Aosta DOC 2014 – Feudo di San Maurizio
Come spesso succede coi rossi valdostani, personalità e carattere si fondono in vini dal profilo olfattivo sempre particolare, in questo caso fiori e spezie di ogni tipo. Sorso misurato, elegante, dal tannino ancora un po’ scontroso.
Castello del Terriccio Toscana IGT 2011 – Castello del Terriccio
Inaspettatamente dark nei profumi questo blend a maggioranza syrah e petit verdot, per poi diventare un incastro magistrale di tannini, alcol e freschezza.
Monte di Grazia Rosso IGT Campania – Monte di Grazia
Dalla Costiera Amalfitana tintore e piedirosso restituiscono un rosso ricco di frutto e spezie, fresco e vibrante.
Essenzia di Caiarossa 2012 – Caiarossa
Solo in magnum e in annate straordinarie a seconda delle uve. Il 2012 è toccato al cabernet franc, in una versione indelebile per rigore e profondità gustativa.
Valle Buia Colline Lucchesi DOC 2015 – Fattoria Sardi
Il distretto biodinamico della Lucchesia sforna dei piccoli gioielli come questo insieme di sangiovese, colorino e canaiolo, tutto fragranza e succo.
Bastian Contrario Bianco Superiore Capriano del Colle DOC 2014 – Lazzari
Dalla turbiana (la stessa uva del Lugana) attaccata da botrytis nella piccola DOC bresciana di Capriano del Colle, Lazzari produce un sontuoso bianco secco, che mantiene però una sorprendente facilità di beva (si ringrazia Paolo Ricci per la dritta, n.d.r.).
Latitudo Bonarda Colli Piacentini DOC 2008 – Torre Fornello
Una gamma di vini fuori dagli schemi ma senza forzature, tra Ortrugo, Gutturnio, Malvasia e un metodo classico a base marsanne, per finire con questo rosso in cui con la croatina c’è un piccolo saldo di syrah. La resistenza al tempo della Bonarda.
Passera Morellino di Scansano DOCG 2015 – Poggio Trevvalle
Chi si ricorda qualche lustro fa fiumi di Morellino (e di Nero d’Avola) scialbi e anonimi in sedicenti winebar dovrebbe assaggiare questo, dove tutto invece pulsa e scalpita.

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