Vinitaly è Verona, Verona è il Vinitaly.

Vinitaly

Anche per quest’anno il nostro Vinitaly ce lo siamo fatti. Negli ultimi anni dire “Sono stato al Vinitaly!” è diventato quasi un qualcosa da non dire, da nascondere. Sembra quasi che ci si debba vergognare: una manifestazione troppo commerciale, troppo convenzionale, troppo affollata, troppo di massa, troppo costosa… insomma troppo. Fa molto più figo dire “Ah, io a Vinitaly non ci vado da anni, molto meglio andare a Cerea a Viniveri o a Villafavorita a VinNatur”. E invece no! O comunque non è questo il punto. Vinitaly è sempre il Vinitaly, senza nulla togliere alle due grandissime manifestazioni citate poc’anzi, che meritano assolutamente di essere viste e nelle quali si possono scoprire produttori di grandissimo livello ed interesse. Il Vinitaly è un’occasione unica, praticamente tutto il mondo del vino, o comunque una grandissima parte di un certo mondo del vino, si trova a Verona in quei quattro giorni, e dunque rappresenta una grande possibilità sia per scoprire e conoscere nuove realtà, di cui magari si era solo sentito parlare, oppure soltanto per incontrare vecchi amici, produttori e non, sparsi in ogni angolo di Italia. Potrei a questo punto soffermarmi a raccontarvi quelli che sono stati i nostri assaggi al Vinitaly, le nostre nuove scoperte, le riconferme, ma invece, riprendendo la premessa iniziale, voglio soffermarmi su qualcosa che ha fatto molto discutere in questa cinquantesima manifestazione. Non mi sto riferendo alla visita di Renzi o alla prima visita di un presidente della Repubblica, bensì alle affermazioni di Oliviero Toscani, che ormai non perde anno per dire qualcosa a sproposito, giusto per fare parlare un po’ di sé e, perché no, magari dei propri vini (già, è anche un produttore), che altrimenti resterebbero un po’ nell’ombra, lasciati ad impolverarsi in qualche enoteca di città.Oliviero Toscani

Già lo scorso anno, intervenendo come ospite alla trasmissione radiofonica La Zanzara su Radio 24, Oliviero Toscani aveva pensato bene di definire i veneti come “Un popolo di ubriaconi e alcolizzati. Poveretti, non è colpa loro se nascono in Veneto. Basta sentire l’accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino ”. Bene, dopo questa strepitosa uscita che ha portato il Sig. Toscani a farsi un clamoroso autogol quale produttore di vino, autoescludendosi la fascia di mercato più importante in Italia, ossia i veneti, al primo posto per consumo pro capite in Italia, quest’anno ha pensato bene di scatenare una ulteriore polemica, affermando che il Vinitaly andrebbe trasferito a Milano: “Sarebbe ora… uno viene qui per avvinazzarsi, spende ottanta euro e beve. A Verona tenetevi la Fiera dei Cavalli, che è una manifestazione folkloristica, ma per rendere il Vinitaly un evento internazionale bisogna necessariamente portarlo a Milano”.

Ovviamente questa affermazione ha scatenato il mondo del web, dove super espertoni del settore e meri chiacchieroni, si sono dilettati in commenti di ogni genere, avvallando la proposta del noto fotografo, ed anche proponendo altre fantasiose alternative, come Roma e Bologna.

Non vorrei fare polemica, anzi sì, la voglio fare. Del resto, prendere le difese di qualcuno fa parte un po’ del mio quotidiano. Se il Vinitaly è nato a Verona, che ne ha decretato il suo successo come la manifestazione più importante del vino, ci sarà pure un motivo. O è solo un caso? Avrà pure un senso il fatto che il Veneto è il primo produttore in Italia con 8, 2 milioni di ettolitri prodotti nel 2014 e che è altresì la prima regione per esportazioni con un fatturato di 1 miliardo e 670 milioni, pari al 33% dell’intero fatturato nazionale. E poi, a parte i numeri, se una manifestazione è nata in un certo luogo, sarà pur giusto che rimanga in quel luogo. Oppure vogliamo spostare anche la Mostra del Cinema di Venezia a Milano e pure la Biennale. Del resto anche Venezia non è il massimo dal punto di vista logistico. Anziché spostare il Vinitaly da Verona, che è del tutto insensato, non sarebbe sufficiente creare un’altra manifestazione a Milano. Sarà poi il pubblico, i produttori e gli addetti del settore e decretarne o meno il suo successo. Ovvio che Verona ha i suoi problemi logistici, ma credo che fare un po’ di coda all’entrata ed all’uscita, sia un fattore più che normale per una manifestazione che ospita oltre 150.000 visitatori, che tra l’altro accedono ed escono dalla manifestazione più o meno agli stessi orari. Succede anche ai concerti, alle partite di calcio, ecc. Insomma, mi sa che il Sig. Oliviero Toscani dovrà farsene una ragione e accontentarsi di Verona ancora per altri 50 anni. Vinitaly è Verona, Verona è il Vinitaly. Il resto sono solo chiacchiere.

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